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Aimo e Nadia
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La mamma di Aimo era la cuoca di una importante famiglia toscana. Una donna instancabile e fantasiosa che con ingredienti poveri ed umili riusciva a fare piatti straordinari rimasti nel cuore di Aimo. Dopo il matrimonio le difficoltà degli anni del dopoguerra spingono Aimo e Nadia a Milano, dove iniziano a lavorare presso altri ristoranti.
La Trattoria Toscana di via Montecuccoli, dalla quale Aimo non si separerà più, è nata più di 30 anni fa.
Il loro Luogo è la loro loro storia: una vita insieme come moglie e marito, inseparabili nella vita e in cucina.
Il loro percorso è faticoso,  Aimo non si perde d’animo, spinto da una grande e profonda passione per i sapori più genuini e veri della sua terra, riesce piano piano a far suonare nella semplice trattoria toscana in una nuova musica.
Anni di grande crescita professionale, di importanti esperienze fatte provando e assaggiando, guidati non tanto dalle mode quanto da un personale giudizio, che, ricordando le tradizioni toscane, si ispira alle verdure, all'olio extravergine di oliva, alle erbe, alle carni allevate nelle fattorie.
Col tempo le materie prime cominciano ad arrivare da altre regioni oltre la Toscana: i nuovi ingredienti vengono così via via inclusi in un menu il cui valore resta sempre un’idea di cucina buona, fresca, leggera e allo stesso tempo gustosa e ricca di sapori.
Da allora molte cose sono cambiate, ma i principi sui quali si basa la loro cucina sono rimasti gli stessi e si esprimono negli stessi piatti, che pur evolvendosi e mutando di continuo in un menu, che cambia da sempre tutti i giorni, continuano a raccontare della loro terra, dei suoi prodotti e dei suoi sapori. Molto di quanto scritto in queste righe è stato liberamente tratto dalla loro storia scritta con affetto dalla figlia Stefania che li affianca e sostiene.
E visto che molto al di là del cibo va la realtà di Aimo e Nadia è doveroso riportare completamente il messaggio che parte dalla loro cucina:
 
Nella cucina e nei piatti dalla forma e dai colori delicatissimi l'origine della sostanza prima non è tradita, eppure essa, nei passaggi che la conducono al risultato finale, a mano a mano è altra nella preziosa cura con cui è stato accudita. S'è staccata più volte da sé nel ricco generare e rigenerarsi: quella materia d'origine è còlta e accettata - si può pur dire - fin nel suo culmine dove sa cessare della sua eccessiva pienezza e cedere di quella, invitando i sensi, le percezioni, l'intelletto a farsi catalizzatori d'un cambiamento profondo, così che il corpo e la mente accolgano il cibo, nutrimento di nuova specie, medium a sua volta di ulteriore processo di svuotamento, ricco d'un piacere non banale, non riduttivo, non costipato, ma generoso, pronto a dar luogo ad ulteriori intenzioni di senso e di attività.


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Maccheroni alle zucchine



Spaghetti Senatore Cappelli al cipollotto e pomodoro




 

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