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...sono una persona molto buona che non farebbe male a nessuno...Romolo Giordano a Scuochi nel paesino di Sant'Ilario.
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Scuochi in Liguria.
La voglia di mare e di sole.
Le condizioni particolarmente favorevoli: una Regione che considera l'enogastronomia una delle risorse su cui puntare della promozione turistica; un cuoco, Romolo Giordano, pacato, sorridente e generoso; una casa spettacolare che da Sant'Ilario allunga lo sguardo fino al Golfo di Portofino; alcuni giornalisti, nostri amici da sempre e altri appena incontrati grazie allo strumento di comunicazione più antico del mondo, il passaparola.
Così si compone la colazione di un sabato di giugno attorno al tavolo di scuochi, ospite, come sempre Carla Latini a fianco di Ludovica Mantovani, padrona di casa di Home-Panorama. Ci onora della sua presenza Margherita Bozzano, assessore al turismo della Regione Liguria. Il tutto condito con i vini e con l'olio di Principe Corsini.
Romolo Giordano ha premiato la Liguria ovvero il "Pesto di fave" di Giampiero Togni ovvero il Macò di Fave.
I giudizi, le ricette e i testi integrali sul sito.

Questa volta, abbiamo chiesto ai presenti di costruire la newsletter in una sorta di cronaca libera. In perfetto stile scuochi.
I prossimi appuntamenti a San Casciano, a Villa Le Corti e a Roma nel nuovo ristorante di Filippo La Mantia.

grazie per l'attenzione
Sara Vitali




Liguria golosa e generosa

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Ospitare la prima tappa di Scuochi itinerante è in linea con la volontà dell'Assessorato al Turismo della Regione Liguria di valorizzare la gastronomia, gli itinerari gastronomici, i prodotti tipici e i presidi Slow Food.
La nostra è una cucina ottima e leggera, non ancora conosciuta quanto in realtà dovrebbe essere.
Scuochi è un’occasione interessante per creare incontri nel tempo che focalizzino l'interesse della stampa e dei media su questo tema così importante e attuale.

Margherita Bozzano


Il sabato di Sant'Ilario




























È stato un vero piacere vivere questa nuova esperienza ... SCUOCHI è veramente un format vincente ed avvincente.
Che bel sabato !!!

Ludovica Mantovani


Anche per me questa Newsletter è veramente una news



Un noto critico gastronomico un po’ burlone la sera prima mi ha detto: ma con Scuochi ora andate anche all’estero? Tanto per sottolineare che, salvo rare eccezioni, non ci siamo mai spostati dalla Scuola della Cucina Italiana e dalla cucina di Filippo La Mantia. La location di questa puntata di Scuochi con Romolo Giordano, stella michelin della riviera di Ponente grande cuoco che nei suoi piatti mette sempre un po’ di Liguria e un po’ di Sicilia, è la Scuola di cucina di Sant’Ilario. Una terrazza a picco sul mare, come tutto è a picco sul mare il Liguria. Ludovica Mantovani la padrona di casa ci accoglie apparecchiando la tavola. Ha amici e collaboratori con sé e la cuoca della scuola ci farà il dolce alla fine. Il cielo è coperto, commentiamo per consolarci che è meglio così, forse sarebbe stato troppo caldo. All’arrivo di Duccio Corsini e di Margherita Bozzano l’atmosfera si anima. Duccio stappa il suo nuovo Vermetino che profuma d’estate co! me le ricette che gli Scuochi ci stanno preparando in cucina insieme a mogli, figli e nipoti. Una bella allegria che unisce persone che si sono conosciute pochi attimi prima ma che, in nome di Scuochi, parlano come si conoscessero da sempre. Si riprendono o si prendono nuovi contatti. Scuochi è un porto di mare o, come dice una nostra comune amica, una scatola di cioccolatini assortita, non sai mai quale cioccolatino ti tocca e che sapore avrà. Ho assaggiato solo due piatti perché sono dovuta scappar via.

Carla Latini


Matrimonio Liguria e Toscana



Lo scirocco e una terrazza a Genova in compagnia degli scuochi. Anche con piatti che viravano su sapori decisamente liguri con incursioni in altre culture culinarie i nostri vini e il nostro olio si sono maritati bene. C’erano il Birillo Vermentino 2008 e il Birillo Rosso 2006, Le Corti 2006 e il Don Tommaso 2005.
Un successo che dimostra come i vini Principe Corsini siano vini eleganti che non atterrano, nati per esaltare la buona compagnia. Ciò dipende dall’impegno, dalle scelte personali e da un territorio, sia esso il Chianti Classico o la Maremma grossetana, che rappresenta una vera e propria centralità italiana capace di unire sapori diversi.

Duccio Corsini


VOGLIAMO IL BIS

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Idea e iniziativa tutta pregi e nessun difetto, brava Sara. Due parole obbligatorie sulla cornice meravigliosa: la villa messa a disposizione da Ludovica Mantovani è superlativa, il tempo fatto di nuvole basse, secondo me, aveva il suo fascino ed era funzionale alla scorpacciata. Attrezzature ottime e partnership ideale, mi riferisco a Federica.
Scuochi obbliga i concorrenti a prodigarsi per un numero nutrito di persone, cosa generalmente nuova per chi si diletta di gusto, che fa capire quali possano essere le difficoltà di cucinare bene per tante persone. Poi, sono molto apprezzabili l’atmosfera informale, la passione per lo stare a tavola che unisce i partecipanti, la voglia di fare e godere qualcosa di buono.
Purtroppo, ma io sono il primo a predicare bene e razzolare male perché sono dovuto fuggire per impegni di lavoro, una giornata così meriterebbe di essere vissuta fino in fondo. Mi aspetto quindi un altro invito, serale, perché l’appagamento spirituale e sensoriale abbia il suo naturale completamento.
Paolo Giampieri

Grande cucina ligure! I colleghi che si sono svenduti a preparare
ricette foreste, oltre ad aver perso, hanno anche dovuto ammettere che
la migliore in assoluto era quella tipica, che ha stravinto: trenette
avvantaggiate con le mitiche favette fresche pestate con aglio e olio
extravergine. Provare per credere.
Bell'atmosfera in quella casa sospesa tra cielo e mare.
Ornella D'alessio

È stata una giornata piacevole, in compagnia di persone simpatiche, con una conversazione divertente e stimolante, cosa chiedere di più? Cibo, buon vino e buona compagnia eliminano o almeno riducono la sensazione del tempo che fugge.
Carla Anselmi


È stato bello davvero. Non credevo. L’ambiente che avete creato è veramente ottimo.
Pierluigi Togni



Lo Zio Giorgione

di Paola Pignatelli

Si chiamava Giorgio e basta, in realtà. Ma con il passare degli anni la sua pancia diventava sempre più grossa. Per questo in famiglia era per tutti «lo zio Giorgione». Aveva una pancia enorme, che troneggiava su due bellissime gambe. Un tempo lo zio camminava in montagna come un bersagliere, e le sue gambe avevano deciso che sarebbero rimaste per sempre morbide e affusolate. Anche il viso era quello di una volta. Una faccia da ragazzo. Anzi, da bambino. Con gli occhi azzurri spalancati che dardeggiavano, quando arrivava in tavola un piatto di tagliatelle con il ragù. Lui era sempre il primo ad afferrare la formaggera e a vuotarla sulla pasta fumante. Poi si doveva correre in cucina a grattugiare altro parmigiano.
Lo zio Giorgione era di Reggio Emilia, e aveva una testa fine. Faceva il professore di chimica all’università, ed era un artista con la matita. Soprattutto, gli piaceva disegnare mani. In tutte le posizioni, con le ombreggiature perfette, con le dita lunghe e le unghie che sembravano cesellate. Le mani in effetti erano la sua passione. Gli piaceva anche stringerle, tanto da fare male. Ci teneva a far vedere quanta forza avevano le sue. Infatti rompeva le noci schiacciandole tra il pollice e l’indice. Lo zio Giorgione si era sposato con la zia Vanda, che da giovane era bella come Marilyn Monroe. Ma non avevano figli. Per questo amava avere sempre intorno tutti i nipoti. A cui insegnava tre cose: a disegnare, a mangiare e a cucinare.
(continua)


Il pacchero quotidiano

di Domenico La Manna

Tra fenicotteri, lepidotteri e coleotteri abbiamo scelto i paccheri. Perché gli altri erano un po' indigesti ma solo un pochino....direte voi. E invece no. Solo perché non sono tipici liguri. In realtà questa è una stagione di lucciole....ma se Sara vi avesse detto: "Venite a Sant'Ilario che ci cucinano le lucciole", voi che avreste pensato? Tanto più che lì scese dal treno Bocca di Rosa, la lucciola di Fabrizio De Andrè? E siccome siamo certi che avreste pensato male (sperando che fosse vero)...e per quanto noi non si abbia alcuna reputazione da difendere (persa negli anni, chissà dove) ma a oggi la fedina penale è pulita, abbiamo optato per i paccheri e li abbiamo sposati con le seppie. Tentacolari nel loro bianco ottico che sfuma sul grigio e tracima in nero inchiostro. Lasciatevi affabulare da questa creazione. È facile, dirà qualcuno....ma a fare un piatto complesso una volta nella vita sono capaci tutti (con un pizzico di sorte), il diff! icile è restare nella media quotidianamente. E questa è la nostra forza. Un sei abbondante e costante, invitante, stuzzicante, intrigante, illuminante...basta con sta rima baciata, è l'ora di una bella mangiata...ops accendete i fuochi che oggi siam tutti....Scuochi!


Semplice, fresco, deciso

di Pierlugi Togni

Questo piatto attinge sia alla tradizione ligure sia alla cultura mediterranea
coniugando il procedimento del “pesto” ad un altro ingrediente classico e stagionale della nostra tavola come le fave.
Il risultato è un sapore semplice e fresco con una personalità decisa che sorprende il palato.


Risotto alla veronese

di Paolo Giampieri

Il risotto alla veronese lo faceva mia nonna, che è nata a Erbè. Da bambino non lo amavo. Non mi piaceva il gusto della cannella. Ne avrei fatto volentieri a meno, in quel piatto che per me sarebbe stato meraviglioso senza spezie. Proprio come mi accadde con i tortellini zucca (quelli li faceva mia zia, non amavo neppure loro), l’età ha cambiato la sensibilità delle papille. Che sono diventate particolarmente ricettive proprio nei confronti di questi abbinamenti che, sulle prime, mi erano parsi arditi. Non sono il solo, in famiglia. La prima volta che portai a cena dai miei nonni colei che sarebbe diventata mia moglie, ne chiese tre piatti.
Dato che mia nonna è molto anziana, ha smesso di fare il risotto alla veronese. Su pressante richiesta della consorte, peraltro condividendo l’iniziativa, tempo fa chiesi a nonna Claudia tutti i segreti della ricetta. Le papille del giovane Marco sembrano già pronte a comprendere la bontà di questo piatto antico.
 



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