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Dalla nostra Newsletter del 2 Aprile
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II Cuoco Andy Luotto e il Ristorante Il D’Angeli.
 
Andy Luotto, che non ha bisogno di alcuna presentazione se parliamo di TV, cinema e teatro, ha inaugurato sabato 24 marzo a Sutri, il suo Ristorante che si chiama Il D'Angeli. Andy Luotto Cuoco mi intriga non poco. Ci siamo conosciuti tanti anni fa, durante un talk show televisivo organizzato da Sergio Grasso, nel bel mezzo di una gara gastronomica fra ragù innovativo e ragù tradizionale. Indovinate un po' qual era il suo?
Ecco, qui di seguito, cosa sono riuscita a farmi raccontare... non solo cibo.
 
Andy Luotto cuoco
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Carla: Andy, quando nasce la tua passione per la cucina?
Andy: Sono nato a Brooklin da una madre tutta matta. 5 lauree in batteriologia, biologia ecc..., nemmeno me le ricordo. Aveva più uomini che scarpe. Appena ho compiuto 5 anni e arrivavo bene al piano di cottura mi chiamava prima di rientrare a casa da chissà quale congresso e mi diceva: tesoro.. cosa mangiamo oggi? Ed io mi attrezzavo e inventavo anche. Così passavo il tempo.
 
Carla: Quando sei venuto in Italia?
Andy: A 15 anni mamma mi ha spedito in Italia con la foto di papà. Sembra la trama di un film ma è vero. Voleva che conoscessi l'Italia e che stessi un po' con mio padre, che non avevo mai visto. A casa di papà c'era una cameriera con la quale avevo fatto amicizia e le tenevo compagnia quando cucinava. Un gesto semplice che lei ripeteva, come un rito, ogni volta che sparecchiava e buttava le briciole, mi ha fatto capire quanto profondo fosse il mio legame con il cibo e quanto significato avesse mangiare, non soltanto per sfamarsi. La cameriera di papà baciava le briciole di pane prima di buttarle. Non l'ho mai dimenticato. Noi siamo quello che mangiamo, lo so che è retorica seria, ma è così. La mia passione era così grande che al Liceo di Roma i compagni mi chiamavano The Cook, il Cuoco.
 
C: La cameriera di papà ti ha dato le prime basi, ma poi sei tornato negli Usa...
A: Studiavo, ho una Laurea in Comunicazione (manco a farlo apposta! ndr), e per mantermi ogni tanto cucinavo per i ricchi che potevano pagarsi lo Chef a casa. Negli Usa questo genere di catering privato andava già tanti anni fa. Poi sono scappato dagli Usa per evitare di andare in Vietnam e sono tornato in Italia.
 
C: Ma quando diventi divo televisivo in Italia e come?
A: Storia lunga...dopo la Laurea facevo quello che, se vuoi, puoi definire un lavoro serio. Producevo documentari tecnici per aziende, industrie, enti, ministeri ecc...Tanti contratti li ho conclusi grazie alla mia cucina! Il destino mi ha giocato un brutto tiro, in Sudan, quando il mio socio mi ha mollato con 18.000.000 di lire di debiti. Un'enormità. Vuoi sapere come ho fatto a pagarmi i debiti? Vendendo al mercato le buste della spazzatura: 20 buste mille lire!!! A questo punto mio padre mi ha detto che ero scemo. Ero laureato, un professionista del video, perchè sprecarmi così?
 
C: E così ti ha scritturato Renzo Arbore?
A: La televisione per me è stato un boom inaspettato. Mai avrei immaginato tanto successo. Tutta farina del mio sacco, tanto per rimanere in tema, ed il pubblico mi amava e mi riconosceva per la strada. Nel mondo dello spettacolo ho fatto di tutto: Tv, cinema e teatro con i grandi, i più grandi. Ma anche con emeriti sconosciuti. Non rinnego niente e non rimpiango niente.
 
C: Raccontami ancora qualcosa del mondo dello spettacolo…
A: Lo sai che sono stato il primo a capire che il Cuoco è un personaggio, un artista dei fornelli? Ben 9 anni fa ho realizzato 20 documentari andati in onda nelle prime TV satellitari, dedicati a 20 grandi Cuochi.
 
C: Fammi qualche nome…
A: Alfonso Jaccarino, Fabio Picchi, Gianfranco Vissani, i miei amici Da Tuccino, Antonella del Fornello da Ricci, Enrico Derflingher, Alain Ducasse ecc... Vissani ha il più grande palato che abbia mai visto ed una manualità spettacolare. Quando abbiamo girato il suo pezzo non era così famoso. Da alcuni di loro come Jaccarino, Ducasse, Derflingher, ho anche fatto stage e collaborazioni importanti. Ma torniamo a parlare della mia vera e unica follia: la cucina!
 
C: Va bene. Ma tu sei Cuoco? O meglio hai studiato da Cuoco?
A: Certo. Non sono mica un improvvisato! Pensa che ho fatto stage nelle più belle cucine del mondo. Volevo imparare tutto. Entravo come pela patate e piano piano, si accorgevano che ero bravo e mi facevano fare cose più complesse. Sono anche tornato fra i banchi di scuola all’Alberghiero delle Grotte di Castellana. Mi ci vedi unico alunno con la barba bianca, mentre gli altri stavano mettendo su qualche pedicello? Il Cavalier Consoli, che voglio ricordare, non solo con affetto ma anche con riconoscenza, ha creduto in me, mi ha incoraggiato a realizzare il mio sogno. Era il Presidente della Unione Italiana Cuochi e mi sono fidato del suo intuito. Ho fatto l’Alberghiero perché sono convinto che le basi, di qualsiasi materia si tratti, si devono imparare a scuola. Poi sei pronto per fare gli stage all’estero. E’ all’estero che ci si fa le ossa. Mi sono diplomato all’Alberghiero alla tenera età di 32 anni. Andy Luotto al lavoro in cucina
 
C: Scopriamo un Andy Luotto inedito. Scuola Alberghiera, stage all’estero. Un curriculum degno di un grande Cuoco. Allora è vero che sai cucinare… quale è stata la tua prima esperienza come professionista Cuoco?
A: 6 anni fa in Sardegna, alla Maddalena, un ristorante estivo che si chiamava Là…da Andy. Dove vai questa sera? Vado . Solo pesce. E’ andato bene. Bella gente. Poi il l’ho spostato per 2 estati all’Isola Tiberina e durante il Festival del Cinema sono stato preso letteralmente d’assalto. Tutto il mondo dello spettacolo veniva . Ed è proprio che ho conosciuto i primi critici enogastronomici che hanno parlato di me. Luigi Cremona, mio carissimo amico, di cui temevo il giudizio. E’ andata bene, invece, molto bene. Luigi è un mio fan e sostenitore. Luca Zanini ha scritto anche lui del Là.
 
C: Il era molto modaiolo da quello che riesco a capire. Tanto quando ci sono VIP in giro viene da sé.
Ora con il D’Angeli hai veramente realizzato il tuo sogno e smetti di fare il vagabondo per il mondo?
A: Ti confesso una cosa: se dovessi sparire per sempre saprai dove trovarmi. Sul Lago Turkana nel Nord del Kenya.
 
C: E cosa c’è, un altro ristorante?
A: No, non c’è nulla. Un luogo nel nulla. Lo conosco perché quando facevo documentari sono stato là e me ne sono innamorato. In questo posto alla fine dei lavori, per la troupe e i pigmei, ho cucinato spaghetti aglio e olio e peperoncino. Ho foto di pigmei che mangiano la pasta come Pulcinella. Era mia abitudine cucinare gli spaghetti alla fine del girato. Ho foto di Tuareg che tengono gli spaghetti con tre dita! Un giorno ti farò vedere questi documentari. Meritano. Durante i miei viaggi ho cucinato per tutti, dai pigmei ai Capi di Stato.
 
C: Non mi hai risposto. Con il D’Angeli hai veramente realizzato il tuo sogno?
A: Scusa. Si. Dopo le esperienze con il ho capito che la mia follia per la cucina si sarebbe dovuta concretizzare in qualcosa di solido. Con mia moglie Antonella, che amo da tantissimi anni, che ci posso fare se mi piace ancora? (mi sembra una splendida dichiarazione d’amore. ndr) abbiamo 2 figli, Steven di 15 anni e Silvia di 6 anni. Adoro fare il papà. Il ristorante era anche il sogno di mio suocero, il D’Angeli si chiama così perché mio suocero era Roberto D’Angeli. Era innamorato di noi e dei nostri progetti. Ha voluto fortemente questo ristorante dove siamo tutti in famiglia. Mia moglie Antonella, la sorella Roberta che ho mandato da Franco Ricci ad imparare a fare il sommelier, l’altra sorella Patrizia e dulcis in fundo mia suocera Nella Regina. Il marito di Patrizia, nonché mio carissimo amico, è Carlo Scaparro, si hai capito bene, il pittore, lo scultore, lo scenografo, l’architetto. Mi ha aiutato nella ristrutturazione del D’Angeli. Pensa che ci sono affreschi del 1100 e 1200 a vista. Ma non mettono in soggezione. Insomma ti dicevo siamo in famiglia. Se litigo, litigo in famiglia. Bello no?
 
C: Continua…
A: La mia vita ora è questa. Carlo Scaparro disegna i piatti che io invento. Quando verrai a vederli capirai cosa voglio dire.
 
C: Dalle tue parole intuisco che non troveremo Andy Luotto attore nel D’Angeli. Vero?
A: Andy Luotto Cuoco, non attore per carità. Esco ogni tanto in sala ma poi torno in cucina. Siamo in tre e non posso perdere il ritmo. E non conto nemmeno sul mio mondo, intendo quello dello spettacolo. Se qualche amico viene, mi può far solo piacere, ma è il pubblico gaudente e interessato alla cucina, alla tradizione ed alla terra che voglio al D’Angeli. Voglio che il pubblico riconosca nella mia manualità la passione che ho per la terra e il mare. A proposito di manualità, lo sai che quando Ugo Tognazzi organizzava le sue kermesse gastronomiche lui era la mente ma il braccio armato era il mio? La manualità era la mia.
 
C: Vuoi ringraziare ancora qualcuno? La tua redenzione gastronomica ha avuto molti sostenitori, primo tuo suocero, poi il Cavalier Consoli, tua moglie, le sue sorelle, tua suocera, tuo cognato, i tuoi figli… e poi?
A: Berardino Lombardo. Berardino è un allevatore che fa l’allevatore veramente perché quando ci stai vicino sa di stalla, di paglia e di terra. Fantastico. Mi ha insegnato il vero rapporto/rispetto con la terra e con il mare. Ha una tenuta meravigliosa dove alleva i suoi preziosi animali. (nel menu di Andy trovate molti prodotti di Berardino ndr)
Berardino mi ha portato con lui nel mondo, a cucinare i suoi prodotti per grandissimi Cuochi. Ci credeva più lui di me. Ed ha avuto ragione. Berardino mi ha trasmesso un sentimento puro. Quello che mi scalda il cuore quando prendo il latte delle mie pecore, la mattina presto, e lo porto al Ristorante per fare un po’ di tutto. Prima lo portavo a casa…pensa quanto era contenta Antonella a vedermi arrivare alle 7.30 della mattina con 50 litri di latte appena munto…
 
C: Posso immaginare l’espressione della sua faccia…grazie Andy e grazie anche per avermi raccontato il tuo menu. Un menu alla Andy Luotto. Non avevo dubbi. Un augurio sincero e affettuoso per il tuo futuro culinario. Ora ti confesso una cosa anch’io: ai tempi dell’Altra Domenica ero una tua fan. Ti adoravo. Adesso ti ho visto in film impegnati e sei proprio un grande artista… scusami, un grande Cuoco. E scusami anche per il tempo che ti ho rubato.
A: E’ stato un piacere. Tanto oggi è lunedì, il ristorante è chiuso ed io… non so cosa fare!!
 
 
 


 
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