Bello, perché il primo che mi dice che non è vero gli dò dell’ipocrita, impossibile perché è impossibile fermare uno dei suoi personaggi e raccontarlo. Filippo La Mantia è uno, nessuno e centomila. Perché lui è così. Provo a farlo parlare di sé ora che fa il cuoco. O meglio impersona un cuoco. Domani farà l’attore? Chi può dirlo?

Carla: beccarti sulla polemica aglio e cipolla mi sembra scontato. Ti avevo promesso questo spazio da più di un mese e ora sei di moda…
Filippo: Io non sono di moda e non mi frega niente della moda. Se il Corriere ha scritto di me non sono stato io a chiederlo. Esiste nel mondo un casino di gente che non sopporta aglio e cipolla. E non solo il Vip che poi deve baciare la sua bella ma tanta, tantissima gente. Faccio più di 25.000 coperti l’anno…e più del 90% delle persone non digerisce l’aglio e la cipolla.
Carla: però è vero che tu proprio non li sopporti.
Filippo: da sempre, da quando sono nato. Ci sono persone che non mangiano i gamberi, l’origano o i peperoni. Io non mangio aglio e cipolla. La mia cucina è come piace mangiare a me. Senza aglio e cipolla. Che colpa ho poi se Montezemolo, Rossella, Berlusconi, non amano aglio e cipolla?
Carla: passiamo ad altro. Se da te si mangia siciliano senza aglio e cipolla vuol dire che non sei un cuoco vero…polemizzo anch’io se mi permetti.
Filippo: quando sono stato con te e Sara Vitali da Marchesi all’Albereta per la presentazione del libro di Scuochi (nella foto accanto Filippo premia Clelia D'Onofrio), ho detto a tutti i grandi cuochi che erano al tavolo della giuria che a me mancano le basi della cucina. Non ho fatto scuole, stage…è la vita mi ha portato a vivere questo mio momento.
Carla: qui ti volevo. Ho letto il tuo libro, non proprio tuo perché la firma è di Salvo Sottile (volto notissimo del TG5, ha scritto per Baldini Castoldi Dalai Editore ’Maqeda’ ispirato alla vita avventurosa del nostro La Mantia.). Come sai non ero in condizioni emotive equilibrate e mi sono anche commossa. Salvo ha romanzato la tua vita mettendo a nudo la casualità, la fatalità già scritta, che ti coinvolge, tuo malgrado, negli eventi. Che tu subisci consapevole e ragionante ma che non puoi cambiare.
Filippo: quando mi hanno arrestato, sul libro c’è, era talmente allucinante, inverosimile che mi sono messo a ridere. E quando mi hanno portato fuori che tutti i fotografi come me stavano dall’altra parte a fare quello che facevo io mi sono visto in un teatrino. Allo specchio.
Carla: basta tristezze!! Filippo tornami dentro il cuoco. Raccontami della ‘Caponata for Life’. C’ero anch’io con te a Roma quando hai lanciato l’idea. Il comune amico Luca Zanini ne ha fatto una prima comunicazione e siccome, da cosa nasce cosa, se uno viene da te e ordina la ‘Caponata for Life’ regala una piccola speranza in più alla Comunità di Sant’Egidio…voglio la ricetta. Precisa.
Filippo: si devono cuocere in padella dei pomodori a grappoli molto maturi con abbondante basilico. Quando i pomodori sono quasi completamente sfaldati si passano al passapomidoro, si rimettono nel tegame con altro basilico e si cuociono per 2 ore. Poi si friggono le melanzane a dadini.
Carla: quali melanzane?
Filippo: quelle femmina. Lo sai che la melanzana è un ortaggio femmina?
Carla: solo perché finisce con la a o per le sue forme?
Filippo: perché la melanzana ha tutte le forme della donna.
Carla: non mi distrarre Filippo cuoco, con che olio friggi?
Filippo: olio di girasole. Poi le metto a scolare in uno scolapasta con un peso sopra per 2 ore.
Carla: ma quando cominciate a preparare la ‘caponata for life’ dal giorno prima?
Filippo: dalle 4 del pomeriggio ed alle 9 cominciamo a servire… è il piatto più gettonato perché è leggerissimo. Unisco le melanzane scolate al pomodoro con i capperi dissalati, i pinoli tostati, aceto e zucchero.
Carla: le quantità? Se voglio fare una sola melanzana stasera…
Filippo: per una melanzana media: 1 cucchiaio si zucchero, 1 cucchiaio di aceto. Pinoli e capperi a piacere. Ad occhio.
Carla: visto che spesso scrivo per l’estero, in Italia immagino che gli addetti ai lavori sappiano dove vanno aglio e cipolla in una caponata, riassumo per tutti che tu li hai tolti dal soffritto del pomodoro iniziale.
Filippo: io non li ho mai tolti!!! Non li ho mai messi…nella mia caponata non sono mai esistiti.
Carla: ho capito. Non te lo domando più. Negli innumerevoli personaggi che hai interpretato, che sono stati te e tu sei stato loro, quando hai indossato, per la prima volta una giacca da Cuoco? Dico la tua, non quella di Marchesi.
Filippo: vedi, anche la giacca da Cuoco di Marchesi è stato uno scambio assurdo. Come succede sempre nella mia vita. Vorrei essere come lui quando avrò la sua età. E’ un uomo che stimo e ammiro moltissimo.
Carla: ora tutti vorranno sapere della giacca di Marchesi…lo riassumo dopo, ti dispiace?
Filippo: era il 2001 quando ho indossato la mia prima giacca da cuoco ed ho cucinato. Mai come un cuoco professionista. Non lo faccio ora, figuriamoci allora. Lorenzo Zichichi (il famoso Prof. Zichichi) organizzava un grande evento per più di 800 persone. Gli ho chiesto: cosa gli dai da mangiare? E lui, da buon genio, risponde: non ci ho pensato. Cosi ho fatto cous-cous per 800 persone.
Carla: gratis? Ma che lo domando a fare… e da qui hai capito che…
Filippo: io non ho capito nulla. Ho solo cominciato a fare cene nelle case delle persone che erano intervenute. Loro mi volevano pagare ma io non ero e non sono capace di chiedere. Ad oggi se devo organizzare un catering e penso di chiedere 10 mi viene da dire 5…allora Lorenzo (Zichichi per i non amici) mi ha ricordato che bisogna campare…sai quanto costano i pannolini? (Filippo ha appena avuto da Francesca, la sua compagna, la piccola Carolina)
Carla: ma allora tu non sei una trovata di marketing!!!??? Perdonami ma riassumo il pensiero di tanti che non hanno la fortuna di conoscerti. Il nome del ristorante…così minimalista e snobbissimo ‘La Trattoria’ da cosa è nato?
Filippo: ce l’ho trovato e così è rimasto. Non avevamo tempo nè io, nè Paola e Ilde (le sue socie) di pensare ad un nome. Qualche volta mi fanno pena perchè mi sopportano. Altre volte penso che sono stato un buon incontro per loro.
Carla: sei su tutti i giornali, citato anche da chi non ti conosce. Sei un vip. Qualcuno dice che hai amicizie importanti... tutti questi attori, cantanti, politici, amministratori delegati, giornalisti che vengono da te come mai lo fanno?
Filippo: intanto io sono nel cuore di Roma. In mezzo al mondo. Qui passano tutti e si fermano. Se poi ritornano vuol dire che si mangia bene. Il cibo non vuole raccomandazioni. O si mangia bene o non ci vai più. Da me escono felici e soddisfatti e tornano. Se poi diventiamo amici è un caso della vita. Non è perchè io faccio il Cuoco e De Castro fa il Ministro che diventiamo amici. L’amicizia è fuori dai ruoli. Ho conosciuto Paolo De Castro che non era Ministro...
Carla: e la stampa enogastronomica, quella pura, come vede questa tua impossibilità di essere definito?
Filippo: ti regalo una piccola chicca: il Gambero Rosso non mi aveva mai considerato. Poi un giorno passa da me Camillo Langone. Scrive sul Foglio così talmente bene di me che dopo qualche giorno ecco Stefano Bonilli. Ha ordinato 5 piatti. 3 li ho preparati io con le mie mani, 2 i miei collaboratori. Bonilli, grandissimo palato e persona gentilissima, è uscito dopo l’una di notte. Alle 2.05, di notte, scriveva sul suo blog che bisognava smettere di demonizzare Filippo La Mantia. Ha elogiato tutti i piatti ma descritti solo 3. Quelli che avevo fatto io.
Carla: Bonilli lo sa?
Filippo: No.
Carla: lo leggerà qui. Così torna e mangia la ’Caponata for Life’! Se mi permetti, prima di chiederti di ’Maqeda’ riassumo la favola della giacca di Marchesi: Filippo si reca da un famoso sarto romano e sceglie un modello di giacca. Prende le misure e va a ritirarla. La giacca era come la voleva lui. Nera, elegante, di raffinatissimo tessuto. Ma non era la sua taglia. Torna dal famoso sarto che, come in una commedia di De Filippo, ammette di aver scambiato le giacche. Aveva dato a Filippo quella di Marchesi. Marchesi aveva scelto lo stesso modello di Filippo? Filippo era al settimo cielo. Quando si sono incontrati all’Albereta Gualtiero gli ha detto: ’Dov’è la mia giacca?’ Filippo l’aveva con sè. Bella elegante ma non poteva mai essere quella scelta da Marchesi. Filippo in nero. Gualtiero in cucina rigorosamente bianco...
Filippo: Mi chiedevi come è nato il libro. Non avevo mai raccontato a nessuno la mia storia. Le avventure della mia vita erano solo dentro di me. Poi nel 2003 faccio un viaggio in Australia con un’amica alla quale accenno qualcosa. Al ritorno mi chiama alla ’Trattoria’ un giornalista di Io Donna del Corriere della Sera per saperne di più. Gli dico che la mia amica non aveva alcun diritto di raccontare la mia vita privata e che non mi fregava niente...Poi lui è stato bravo, mi ha convinto ed è uscito un servizio su di me.
Carla: me lo ricordo benissimo. Me lo segnalò il nostro comune amico Giovanni Puiatti.
Filippo: per me è stato come rivedere la mia vita allo specchio. Accidenti quante cose e quante storie. Così mentre ero a Giava, in Asia, a lavorare in un resort ho buttato giù 350 pagine di diario e le ho conservate nel mio computer.
Carla: e Salvo Sottile quando arriva?
Filippo: siamo diventati amici. Gli ho detto leggi queste pagine. Lui è rimasto folgorato. Più del 40% del libro è romanzo puro. Molte situazioni sono completamente inventate, ma non mi danno fastidio.
Carla: come hai letto la tua vita scritta da un grande giornalista?
Filippo: come se mi fossi visto nel mio film. Sono a mio agio. In un altro ruolo. Sai che vogliono farci realmente un film?
Carla: e allora fai l’attore finalmente!!!! E’ il tuo sogno.
Filippo: è il sogno di tutti. Ora sono un cuoco e faccio questa cosa qua. Se ci sarà un film magari farò parte dello staff consulenti.
Carla: sai chi vedo bene nel ruolo di Filippo Maqeda? Antonio Banderas.
Filippo: così gli facciamo mangiare la ’Caponata for Life’
Carla: invitami!!!! Nell’entusiasmo delle luci del palcoscenico mi sono dimenticata di esporvi lo stupore che prova Filippo nei confronti dei Cuochi, quelli veri. Li vede rigidi, molto pieni di loro. Ma ne parliamo in un altro momento... comprate il libro. Io l’ho trovato in Autogrill.